Cari Cittadini e care Cittadine,

quando mi è stata proposta la candidatura a sindaco, ho pensato in che modo avrei potuto essere utile, ho pensato al legame forte, indissolubile con questa terra, ho pensato alla mia famiglia che appartiene a questa città.

Sono bastiola, mio padre era un commerciante, mia madre una grande lavoratrice: è stata una delle tabacchine che hanno segnato la storia di questa città. Per un certo periodo ha fatto la commerciante, poi è tornata a fare l’operaia. Quello che ricordo di mio padre è ciò che vorrei fare oggi, perché sono quei messaggi, quei segni che non possono essere lasciati solo alla memoria, ma devono vivere, diventare presente e futuro. Sono i segni che danno orientamento alle proprie azioni e a quelle degli altri, sono gli elementi fondanti per la crescita e per la valorizzazione della comunità tutta. Mio padre vendeva e acquistava bestiame concludendo i suoi affari con la parola e una stretta di mano. E’ questo che io voglio promuovere, la fiducia di un stretta di mano che per me, adesso, è simbolicamente rappresentata dall’ ascolto, dall’ impegno e dalla coerenza. Vorrei dare modo a tutta la comunità di esprimere i propri bisogni con la volontà di capire e trovare soluzioni praticabili. Non rincorro utopie. I tempi che viviamo non ce lo consentono. Ma il pragmatismo non voglio che diventi un limite, quanto piuttosto il perimetro del laboratorio entro cui sperimentare e articolare i nostri progetti. Solo così potremo guardare al futuro con sano realismo e rinnovata speranza. Solo così potremo completare quello che è stato iniziato rafforzando le sinergie economiche, culturali e sociali di questa città, la nostra grande casa, il fiore all’occhiello della nostra regione. Solo così potremo innovare, costruire collaborazioni, valorizzare menti e territorio.

Ripartiamo insieme anche dal coraggio propositivo di chi ha vissuto e ha fatto, da chi è arrivato nella nostra realtà arricchendola con la propria cultura, insegnandoci che essere comunità, vuol dire fare e realizzare le necessità di ogni singolo. Ripartiamo insieme dalla collaborazione e dalla condivisione: dal centro storico alle frazioni e ai quartieri, dalle famiglie, dagli anziani, dai giovani che sono il nostro futuro. Dalla festa che a settembre ci fa onorare il nostro Santo Patrono e da quanti ci lavorano. Ma ripartiamo anche dalla fragilità di chi, oggi, non ha voce, non ha lavoro e pensa di non avere futuro.